Papa Francesco ha ripreso la terapia, dopo le due crisi respiratorie di ieri.
I medici dell’ospedale Gemelli di Roma continuano a monitorare quotidianamente lo stato di salute del Papa. Dopo l’allarme di ieri, lunedì 3 marzo, il Pontefice ha ripreso la terapia e fisioterapia per combattere l’insufficienza respiratoria e brocospasmo senza maschera e con l’applicazione di naselli, accompagnata da ventilazione meccanica non invasiva. La prognosi comunque resta riservata. Per ora, fanno sapere i medici, esiste una situazione di stabilità. Di certo, papa Francesco, ricoverato da venti giorni, non può dirsi fuori pericolo anche perchè nei suoi bronchi c’è un accumulo di muco endobronchiale con broncopasmo.
Non è escluso – ha riferito il direttore dell’Unità Operativa complessa di Pneumatologia dell’Azienda Universitaria di Verona, Claudio Micheletto – un quadro di antibiotico-resistenza. Perchè – aggiunge il dottore – aspirare una persona con polmonite in atto non è usuale. La pratica va attuata soltanto in caso di insufficienza respiratoria.
Purtroppo i germi restano in agguato dopo 72 ore. Il decorso del Papa – ha precisato Stefania Greco, presidente degli pneumologi ospedalieri di Aipo Lazio – non è lineare. Dopo la ventilazione meccanica non invasiva subita dal Papa – ha spiegato – c’è l’intubazione. speriamo di non arrivarci.
I prosssimi passi? Aspettare, aspettare soltanto l’effetto della terapia antibiotica è la risposta – ha rispsto il virologo Fabrizio Pregliasco.
a cura della redazione









