Sgomberato con la forza centro sociale “Askatasuna” Idranti della Polizia contro i manifestanti

Blitz della Polizia  in mattinata al centro sociale ” Askatasuna” di Torino. Durante le perquisizioni gli agenti della Digos hanno trovato sei attivisti che dormivano  al 3 piano della struttura. Sequestrato l’immobile. I provvedimenti rientrano nelle varie inchieste in corso sugli assalti alla sede del quotidiano di Torino, La Stampa, alle Ogr e Leonardo avvenuti  nel corso di manifestazioni a difesa del popolo palestinese  nel capoluogo piemontese.

Secondo quanto reso noto dalla Prefettura, sarebbero state violate le prescrizioni relative al divieto  di acceso al locali storici di corso Regina Margherita 27. Il sindaco della città,  Stefano Lo Russo, che in precedenza aveva appoggiato le iniziative dei manifestanti,  ha giustificato l’intervento di sgombero deciso dal ministro degli Interni, Matteo Piantedosi il quale aveva ribadito, in una sua dichiarazione, la volontà di combattere ogni forma di violenza.

Subito dopo il sequestro, molte persone, si sono radunate davanti al centro sociale, mentre un gruppo consistente di celerini con blindati si sono schierati davanti alla struttura, disperdendo dopo alcune ore con idranti i manifestanti che erano riusciti ad allestire tavoli  e gazebo  e poi sedersi  in mezzo alla carreggiata  non lontano dal centro sociale stendendo in terra uno striscione con la scritta “giù le mani da Askatasuna” Alla protesta erano presenti anche alcuni residenti che in segno di solidarietà hanno offerto tè  caldo ai manifestanti. Tutti i sindaci di prima non hanno fatto nulla per evolvere questo spazio.  Quello attuale si è impegnato affinchè questo spazio diventasse del quartiere – ha detto una signora anziana. L’ordine – continua –  è stato deciso dall’alto”

Il  governo fascista presieduto da Meloni vuole abbattere ogni tentativo di contestazione, cancellando 30 anni di confronto ed iniziative che partono dai cittadini. – L’askatasuna è casa nostra e di tutto il quartiere – ha detto poi  una manifestante.

a cura della redazione

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