Smantellata dai Carabinieri associazione clandestina dedita al gioco online. Tre arresti, 14 indagati

L’operazione eseguita nelle province di Salerno, Napoli e Foggia. Era collegata al clan dei Casalesi 

Una vasta operazione dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Salerno è stata eseguita nelle province di Salerno, Napoli e Foggia nei confronti di un’associazione dedita al gioco online illegale. Indagati 14 persone.

Tra queste ci sono i capi dell’organizzazione, Domenico Chiavazzo, Paolo Memoli finiti in carcere e Giovanni Petruzzellis a cui sono stati disposti i domiciliari. I tre, in base a profonde indagini e intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche, videosorveglianza e il racconto di collaboratori di giustizia, sono ritenuti i promotori della raccolta illecita di scommesse, emissione di fatture per operazioni fittizie, riciclaggio, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori.

Obiettivo dell’organizzazione era anche quello di dare un appoggio alla frazione Schiavone, facente parte del gruppo mafioso dei “Casalesi”
Nell’operazione, i militari hanno sequestrato la società. autovetture di lusso,immobili. Tra quest’ultimi ci sono 17 fabbricati aziendali, appartamenti di lusso, 3 terreni, locali commerciali, e denaro pari a circa 1,5 milioni di euro per un valore stimato del sequestro di almen 4 milioni di euro.

L’offerta di gioco avveniva con il sofisticato sistema  di gaming on line chiamato ” Lireservice” che si serviva di apparecchiature ” Totem” cioè dei computer collegati in rete  ad una piattaforma madre gestita dagli indagati. installati in diverse attività commerciali su tutto il territorio nazionale.  Praticamente esisteva un  circuito identico a quello dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che sembrava legale, ma che aggirava in effetti i limiti consentiti dalla legge.

Il sistema partiva da uno schema piramidale, I ricavi illeciti venivano depositate in contanti nelle casse dell’organizzazione o tramite versamento su carte riciclabili. Un affare, che secondo i calcoli, si aggirerebbe a poco più di 25 milioni di euro. La società disponeva anche di cartiere e prestanomi.

a cura della redazione

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