Trenta anni fa la strage di via D’Amelio, a Palermo. I ricordi di Borsellino nel cuore della gente

.19 luglio 1992:  una bomba distrugge  l’auto nella quale viaggiava il giudice Paolo Borsellino. E’ una strage.  Muoiono anche cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Ediie Cosina e Claudio Traina. Sconvolta non solo Palermo, ma tutta l’Italia.

L’orologio segnava le 16,58 e venti secondi quando l’orrenda esplosione fece saltare l’auto dove viaggiava il giudice, e i componenti della scorta, tra cui  c’era, per la prima volta,  una donna di 24 anni, di nome Emanuela. In quell’occasione riusci a salvarsi solo un poliziotto, Antonio Vullo, che nel momento dello scoppio della bomba, stava andando a parcheggiare una delle auto della scorta in fondo alla strada.

La deflagrazione fu talmente violenta che i pezzi dell’auto volarono a grande distanza con il fumo agre che avvolgeva l’aria in una giornata caldissima; Tra quei pezzi probabilmente anche  qualche resto di carne umana, bagnato di sangue.

Le indagini? Per anni sono andati avanti tra dubbi, depistaggi, fino a quando nel 2008 qualcosa emerse  grazie al collaboratore di giustizia, Gaspare Spatuzza. Da allora si cercò di  riscrivere quel giorno orribile, ma i molti punti non sono stati mai chiari. Trovare i veri colpevoli è sempre difficile. Borsellino è morto perchè vittima di uno Stato che non ha saputo o voluto difenderlo.

Non si può quindi arrendersi all’indifferenza.  Alla Camera esposta la borsa che Borsellino portava con sè nel giorno della strage e quella Borsa è il simbolo di un ricordo-  ha detto il presidente Fontana.

Alle 16,58,  l’ ora dell’esplosione,  in via D’Amelio c’è stato il ricordo della strage  alla presenza del fratello di Borsellino, Salvatore e i ragazzi delle agende rosse.  Poi è partito il suono dell’Inno di Mameli. Le vittime della strage sono state ricordate dal fratello del giudice, mentre i presenti hanno alzato in aria le agende rosse.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha detto: ” La democrazia è stata più forte. Assassini e mandanti  sono stati sconfitti e condannati. Onorare la memoria di Borsellino vuol dire seguire la sua lezione di dignità e legalità e far si che il suo messagggio arrivi ai giovani.”

 

a cura della redazione

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