Tra gli indagati anche tre agenti penitenziari, accusati di non aver impedito la tortura con olio bollente al detenuto Vasile Frumuzache, già in carcere per gli omicidi di due escort romene
Blitz della Polizia nel carcere di “La Dogaia” di Prato. Perquisiti 127 detenuti. Sequestrati droga, cellulari, schede telefoniche e smartwatch nei reparti di Alta e media Sicurezza. I detenuti riuscivano ad avere contatti con l’esterno anche grazie alla compiacenza di agenti penitenziari. Per quattro di loro scattate puntuali le manette. Ventisette gli indagati, in gran parte appartenenti a frange della criminalità organizzata a cui veniva concesso libertà di movimento e di non vigilanza. Questi avevano a disposizione cellulari e schede telefoniche intestate ad altre persone non esistenti e che venivano attivate da negozi di Roma e Napoli.
L’operazione è stata eseguita da ben 263 uomini tra carabinieri, polizia e finanzieri. Nel corso dei controlli, sequestrate anche attrezzature di lavoro, servite ai detenuti per praticare dei buchi nelle mura che diventavano dei nascondigli per la droga, trovata anche anche in altri posti impensati come nella gambe dei tavoli.
L’inchiesta partita un anno fa smaschera ancora di più la corruzione e l’illegalità che da tempo ormai esiste all’interno delle strutture carcerarie, dovute in parte anche dalla esistente scarsità di personale onesto
La procura di Prato, guidata da Luca Tescaroli, ha indagato anche tre agenti della Polizia Penitenziaria per non aver impedito ad un detenuto di versare olio bollente sul viso di Vasile Frumuzache, già in carcere ed autore dei due delitti di Ana Maria Andri e Denisa Maria Adas. Per i tre agenti si ipotizzano i reati di lesiono colpose e rifiuti di atti d’ufficio.
a cura della redazione









