Un sisma fortissimo, di magnitudo 7.4, ha seminato terrore nell’estremo Sud del Cile, nella regione di Magallenes, a confine con l’Argentina. L’epicentro è stato registrato in mare a 218,1 chilometri a sud di Puerto Williams ad una profondità di 10 chilometri. Si temeva anche il rischio di un tsunami che fortunatamente non c’è stato. La terra ha tremato intorno alle nove.
Il governo cileno, su invito del presidente Gabriel Boric, ha ordinato l’evacuazione lungo la costa. Decisione che fortunatamente non è poi servita, anche perchè tutto è tornato, lentamente, alla normalità, con la ripresa del lavoro. Ferme invece rimangono tutte le attività legate all’ economia lungo la costa. Decisione che, comunque, potrebbero cambiare qualora la situazione dovesse mutare nelle prossime ore.
Un allarme è stato diffuso per un probabile tsunami anche sulla costa meridionale dell’Argentina, nel villaggio di Puerto Almanza Evacuata Ushuaia, la città che sorge nella Terra del Fuoco con circa 80 mila residenti.
Il pericolo Tsunami comunque non è scongiurato e si monitora attentamente, tramite i sismologi, la densità delle ultime scosse di assestamento che non hanno pero superato il sesto grado di intensità.
Il terremoto, in base agli studi dei scienziati, si è verificato causa l’urto delle placche tettoniche del Pacifico e quella sudamericana. Il punto di convergenza è nota con la definizione di placca “Nazca “.
L’Ambasciata italiana in Cile è in continuo contatto con il ministro italiano. Il ministro, Antonio Tajani segue assiduamente gli sviluppi del sisma, tramite gli uffici della Farnesina.
Si sa che il Cile, anche per le sue lunghe catene della Cordigliera, è una zona altamente sismica. L’ultimo tsunmani avvenne nel 1960 a Valdivia con conseguente onde gigantesche che raggiunsero Hawaii, Giappone e Filippine, parte della Nuova Zelanda e alcune zone dell’Australia e le isole non lontane.
a cura della redazione









