Ilva di Taranto, per l’acquisto dell’antica fabbrica, c’è anche un gruppo ceco

L’Ilva di Taranto fa gola a molti gruppi industriali. Non mancano gli acquirenti. Molti i gruppi stranieri. Gli interessi evidentemente sono tanti, ad iniziare dal rilancio industriale della produzione dell’acciaio, settore che può dare una spinta notevole all’economia, coinvolgendo in primis la filiera automobilistica, quella manifatturiera dell’Europa e dell’industria meccanica e della difesa.

Ben quattro sono i gruppi industriali interessati all’accieria pugliese che dal 1959, anno della sua nascita, aveva l’obiettivo di rilanciare l’economia di tutto il Sud Italia e che in seguito ha poi  creato problemi ocupazionali ed ambientali al territorio e in primis alla città di Taranto.

Oltre il consorzio guidato da Federacciai, insieme a più di  14 imprese associate,  sono in gara  per la cessione internazionale  dell’antica e storica fabbrica tarantina  gruppi stranieri tra cui gli azeri di Baku Steel, il fondo statunitense Flacks, la cordata indiana Jindal e ultimo il gruppo ceco Ce Industries con sede a Praga, come ha confermato anche il ministro delle Imprese del Made in Italy, Adolfo Urso al recente Meeting di Rimini.

Dopo la chiusura dell’area a caldo, ha spiegato il ministro, l’intenzione del governo italiano è quella di continuare a servirsi della fabbrica con tecnologie rinnovate green che non crei grossi problemi ambientali. Preoccupati i sindacati. Con la chiusura dell’area a caldo molti operai rischierebbero il licenziamento.

A questo punto c’è da chiedersi.  Quale sarà il futuro della fabbrica e come si regolarerà il governo nella riunione prevista agli inizi di settembre a Palazzo Chigi sulle varie proposte ed offerte dei pretendenti?

a cura della redazione

 

 

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