servizio di Luigi Rubino
Come si prevedeva. Ora il conflitto in Medio Oriente si inasprisce. Dopo l’attacco via terra in Libano delle truppe israeliane, denominato “Northern Arrow” la risposta di un attacco con uso di missili balistici dell’Iran ad Israele diventa oramai una certezza. Forse è solo questione di ore. Vorremo tanto sbagliarci,,,
Nel frattempo, dalla Casa Bianca, c’è l’allarme sul possibile attacco “Avrà gravi conseguenze”
Un appello, quello americano che ci sembra tanto di sola facciata che si avvicina meglio ad una sceneggiata in un fronte di guerra che se gli Stati Uniti non sono presente attivamente, partecipano si sotto banco, in un conflitto spaventoso, disumano.
Unico interesse sembra quello di sterminare la razza palestinese, vendere armi agli alleati, tra cui c’è appunto Israele.
Un popolo, quello israeliano che si dice molto legato a Dio e che invece agisce contro la volontà del Signore, dimenticando che in passato anche loro sono stati vittime di maltrattamenti subiti dal popolo tedesco. Ed ora? La loro collera, il loro agire sbagliato si sta riversando contro la povera gente, quasi come fecero i nazisti, con gli ebrei, tanto da diventare protagonisti dello genocidio di oggi in Medio Oriente di anziani e bambini che non sanno dove fuggire.
Obiettivo israeliano sembra. a questo punto andare avanti per decimare il nemico, con lo sterminio graduale del popolo palestinese E a farne le spese è anche il Libano dove ci sono anche molti villaggi sciiti.
L’esercito israeliano, dopo la distruzione di postazioni di Hezbollah, tunnel e depositi di armi, intende colpire a largo raggio il Paese e ha ordinato l’evacuazione di 20 zone a sud di Beirut.
C’è preoccupazione nel Governo italiano che ha ribadito la sua vicinanza al Libano. Tutto questo non basta – fanno sapere le opposizioni.
In Libano prestano servizio 1200 militari italiani della missione Unifil, nata nel 1979 per controllare e supervisionare il ritiro israeliano all’indomani dell’invasione, ripristinare la pace ed aiutare il governo libanese a ripristinare i suoi diritti sul proprio territorio sanciti dalla risoluzione 1701 emanato dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
La situazione logicamente non è tranquilla neanche in Israele, tanto che l’Idf ha disposto numerose restrizioni ai civili che vivono a Tel Aviv, Gerusalemme, Wadi Ara, la regione di Sharon, l’area del Carmelo e nel nord della Cisgiordania.
Le scuole, le spiagge rimarranno chiuse. Vietato gli assembramenti superiori a 30 persone in luoghi pubblici anche in occasione della festa del Capodanno ebraico.









