19 luglio 1992, una data che l’Italia e la Nostra Repubblica non può e non deve dimenticare. Sono passati ben 32 anni dalla strage di via D’Amelio a Palermo, dove sotto i colpi della mafia fu assassinato il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta. Unico a salvarsi fu l’agente Antonino Vullo che stava parcheggiando una delle auto della scorta e che a momento dell’ esplosione si trova distante dal luogo dell’attentato.
A stroncare la vita del giudice un’ auto Fiat 126, imbottita di tritolo, dopo che pochi giorni prima fu assassinato dalla malavita l’altro giudice Giovanni Falcone, chiamato a decidere nel maxi processo di Palermo sugli imputati boss Toto Riina e Bernardo Prevenzano.
Oggi, purtroppo, è passato tanto tempo, e tanti depistaggi con protagonisti perfino di uomini delle Istituzioni, inchieste, non hanno fatto ancora piena luce su l’orribile massacro.
Su questa pagina triste dell’Italia, il capo dello Stato, Mattarella ha scritto: ” Il sacrificio di chi ha difeso la legalità e la libertà è divenuto simbolo di probità e di riscatto”
A Palermo, il ministro Piantedosi, alla presenza dei familiari della vittima, il Prefetto Pisani e il presidente della Commisione Antimafia Chiara Colosimo ha posto una corona di alloro sulla lapide del Reparto scorte della Questura.
A. F.









